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Stampa/PrintQuando il contrabbando diventa un pezzo di storia.
Una zona di confine, una vallata poco abitata ma ricca di acqua, l’ingegno e la sapienza degli abitanti del luogo. Il Museo della Polvere da sparo e del Contrabbando descrive la combinazione di questi elementi e come hanno segnato la storia di Chitignano.


I pochi elementi sopra elencati, determinarono il fiorire di un’attività economica che ha caratterizzato le terre di Chitignano: la produzione di polveri piriche, una dosata miscela di salnitro, zolfo e carbone. Un’invenzione attribuita ai cinesi ed arrivata in Occidente intorno al trecento, da alcuni considerata una scoperta dell’uomo ispirata da Lucifero in persona.
In realtà, visitando il museo, scopriremo che dietro c’è una lavorazione che ha segnato il territorio e gli uomini. Due secoli fa, a Chitignano, oltre ai grandi e famosi stabilimenti di produzione industriale (ricordiamo i polverifici dei Ciofi e dei Prati) si affiancarono da subito numerose lavorazioni clandestine a livello artigianale, realizzate con i cosiddetti pilli, azionati a mano o tramite forza idraulica, localizzati spesso in luoghi nascosti e inaccessibili.

Ma altre attività avevano segnato il territorio tracciando già vie commerciali e traffici più o meno leciti. Chitignano fu per diversi secoli feudo autonomo dei conti Ubertini e tra i privilegi di questa particolare condizione aveva la possibilità di coltivare e lavorare il tabacco.
Questo sviluppò una notevole capacità artigianale nella produzione dei tabacchi, quali sigari e foglie essiccate molto apprezzate dalla popolazione locale e dalle comunità vicine che risiedevano in altre giurisdizioni. Per questi motivi iniziò a fiorire una frenetica attività di contrabbando che ha segnato percorsi, a volte impervi, verso tutte le direzioni: Firenze, Pisa, Livorno, la Valtiberina, la Maremma, fino ad arrivare alle regioni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche ed alla Romagna.

L’Ecomuseo offre la possibilità di fare un salto nel passato e scoprire i segreti delle lavorazioni, vedere e studiare gli arnesi utilizzati ed infine ripercorrere in parte le vie che furono del contrabbando lungo l’itinerario della Polveriera dell’Inferno, costeggiando il torrente Rio fino ad arrivare ad uno dei “pilli” meglio conservati e nascosti della zona.

Se quest’avventura vi lascerà soddisfatti potrete ripeterla presso le altre strutture dell' Ecomuseo del Casentino che trattano temi differenti.

Per informazioni visitare il sito internet:
www.ecomuseo.casentino.toscana.it

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